VIVA LA VIDA FAMILY

TRA BAMBINI E VOLONTARIATO IN CAMBOGIA

 

 

Thmey Krala, Cambogia. 4 Maggio 2018

 

Sono quasi alla fine del mio roadtrip in Cambogia. Phnom Penh, Kampot, Battambang, i templi di Angkor: tutto già messo alle spalle. Ma c’è ancora un’ultima storia, che credo valga proprio la pena raccontare, a Thmey Krala, un villaggio dieci kilometri ad ovest di Kampong Cham.

 

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Così lego lo zaino, prendo la strada, attraverso i distretti di Batheay e Skun, e dopo ore di guida arrivo in questa traversa, sterrata e fangosa, dietro una grossa pagoda che sbuca dall’alto.

Ad accogliermi ci pensa Luca, uno dei dieci volontari partiti dall’Europa per venire a dare una mano quaggiù. Dopo avermi salutato e chiesto del viaggio, mi dice di seguirlo lungo un’altra stradina, persino più stretta della precedente.

A pochi passi da una veranda, vedo un braccio alzarsi e sento un bel “ciao” tutto italiano – è Nicola, il fondatore di “Viva la Vida Family” e cuore pulsante della storia che son venuto a cercare.

 

Ci presentiamo, scambiamo qualche battuta e comincio subito a fare domande.

 

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Innanzi tutto, Nicola, puoi raccontarmi come inizia la tua storia?

“Sono calabrese, originario di Mormanno, un paesino in provincia di Cosenza. Ho lavorato a Bologna per qualche anno, sulla carta lo stile di vita che in molti vorrebbero – bei soldi, una casa, la fidanzata. Molti, ma non io. Così nel 2013 ho lasciato tutto e sono volato in Spagna, per intraprendere il Cammino di Santiago” guarda che coincidenza, penso io.. e da quel momento in poi non mi sono più fermato”.

 

Dove sei stato in questi anni?

“Nord Africa, Stati Uniti, dal Messico all’Argentina in autostop, poi Sud Est Asiatico e giro d’Australia in sella ad una bicicletta. Ho sempre viaggiato spendendo poco, affidandomi spesso al caso per i miei spostamenti, dormendo per strada, usando Couchsurfing, o accettando gli inviti di chi mi dava passaggi. Uno stile minimalista, insomma”.

 

E “Viva la Vida Family” è nata tra tutti questi viaggi?

“Diciamo che l’idea è nata ben prima di fondare la onlus. Più precisamente nel 2014, dopo aver lasciato il Laos e aver attraversato a piedi il confine con la Cambogia. Sarei dovuto restare soltanto qualche giorno, il tempo di far tappa a Phnom Penh e Siem Reap.. invece mi sono ritrovato a Kampong Cham, ho visitato un orfanotrofio e scoperto che i bambini dormivano senza materassi. In quel momento ho sentito di dover fare qualcosa, dare un aiuto concreto. Ho organizzato una prima raccolta fondi tramite Facebook, e con le donazioni ricevute sono riuscito a comprare 80 letti per i ragazzi, vestiti, cibo e altro materiale per la struttura. Da lì, dopo i mesi in Australia e il rientro in Italia, l’apertura di “Viva la Vida Family”, in un giro immenso che, alla fine, mi ha portato nuovamente qui in Cambogia”.

 

Stesso orfanotrofio o nuovo progetto?

“Entrambe le cose. Viva la Vida supporta sia l’orfanotrofio di Kampong Cham, sia la realizzazione del nuovo centro culturale in cui siamo adesso, qui a Thmey Krala. Mesi fa siamo partiti dal nulla – quattro braccia e un’accetta per tagliare bambù – e ad oggi la scuola e la casa dei volontari sono di fatto già pronte. Stiamo anche costruendo un campo da calcio e una farm: se tutto va come spero, per Luglio dovremo riuscire a inaugurare il centro”.

 

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Come finanziate tutte queste iniziative?

“Al momento abbiamo tre modi per raccogliere fondi. Il primo è attraverso donazioni libere sul nostro sito internet. Il secondo consiste nel volontariato diretto: viaggiatori e persone da tutto il mondo possono venire qui a dare una mano, giocare coi bambini e aiutare a portare a termine i progetti in corso. L’ultimo, invece, è acquistando “Controvento”, il libro che ho scritto nel 2017 e che racconta le mie avventure a piedi e in bici in giro per il mondo”.

 

Difficoltà e ostacoli più grandi incontrati finora?

“Sicuramente la burocrazia, che ci ha spesso costretto a rallentare le nostre attività. E aggiungerei anche certe situazioni familiari decisamente al limite, difficili da gestire e con conseguenze dirette sui bambini. Proprio per questo motivo, nei prossimi mesi, vorrei costruire un dormitorio, là dietro alla scuola, e consentire ai ragazzini più bisognosi di avere un tetto sicuro sotto cui ripararsi”.

 

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E le soddisfazioni più grandi invece?

“Sapere che, dopo anni di discussioni e polemiche, i miei genitori hanno finalmente cambiato idea sul mio vagare continuo. Si sono convinti a venirmi a trovare durante l’estate, e avranno modo di vedere di persona il nostro centro culturale. Questa, per me, è una delle vittorie più grandi in cui potessi sperare. L’altra, ovviamente, è l’evoluzione che il progetto ha avuto in così pochi mesi, il supporto e seguito ricevuto, e i progressi che stiamo facendo coi bambini, giorno dopo giorno”.

 

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Quando tornerai in Italia?

(Si guarda attorno, ride e cambia discorso)

 


 

Clicca qui per scoprire di più sul progetto o fare una donazione a “Viva la Vida Family”!

 


 

Dopo la chiacchierata con Nicola, un kilo di carbonara e due giornate trascorse assieme, è giunto il momento d’andare. Saluto i volontari, i bambini, i vicini, persino Mimmo, un cagnolino che da poco si è unito a questa grande famiglia.

 

Perché, sono certo, di famiglia si tratta. No?

 


 

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