Viaggio a Singapore

Perché ho deciso che non ci tornerò più

 

 

Singapore. Luglio 2018

 

 

Qualche settimana fa Phoebe, una ex-studentessa conosciuta a Saigon, mi ha chiesto di accompagnare lei e la sua scolaresca a Singapore, preparare qualche lezione d’inglese, e unirmi alla cricca come insegnante di lingua.

Dopo un’attenta e accurata riflessione – durata 10, 15 secondi al massimo – ho accettato la proposta. In fondo un viaggio a Singapore ancora mi mancava, e quella pareva esser proprio la buona occasione per scoprire la città senza spendere un dollaro e migliorarmi nella nobile arte dell’insegnamento.

Oggi, a distanza di giorni da quella data, e dopo aver condiviso il viaggio con 20 ragazzini che purtroppo non rivedrò più, posso dir questo: Singapore merita d’essere vista, ma con ogni probabilità non ci tornerò più.

 

Ecco il perché.

 

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Una premessa

Prima d’iniziare, solita imprescindibile nota d’apertura: ho trascorso a Singapore all’incirca una settimana. “Troppo poco” diranno molti, “non abbastanza per capirla davvero” aggiungerà chi ci vive da tempo. In tutta onestà, non mi sento di ribattere o dar loro torto. Anzi.

Ciononostante, dopo questa breve esperienza personale, ho maturato dubbi e opinioni che, da viaggiatore, mi portano ad affermare che non rimetterò più piede in città. E siccome di viaggio stiamo pur sempre parlando, condivido ugualmente le mie idee e le mie riflessioni. Con buona pace di expats o Singaporiani, che potranno legittimamente essere in disaccordo.

 

Il costo e lo stile di vita

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Partiamo da numeri e dati, ché quelli non mentono mai. Singapore è cara, almeno per gli standard asiatici. E da qui non si scappa.

Ora, per i cosiddetti budget travellers– ossia “viaggiatori squattrinati” – le soluzioni economiche non mancano, specialmente in quanto a street food ed ostelli. Resta comunque il fatto che, per il quinto anno consecutivo, Singapore è stata nominata la città più cara del mondo in cui vivere. Qualcosa che, in un modo o nell’altro, si percepisce e riflette anche nelle tasche di chi viaggia: bar, ristoranti, eventi e musei faranno schizzare alle stelle il costo di una vacanza da queste parti.

Insomma: si è in Asia, ma ci vuole un portafoglio europeo per non ritrovarsi per strada.

 

 C’è poco da vedere

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Durante i 6 giorni assieme alla mia scolaresca, ho avuto modo di visitare in lungo e in largo le principali attrazioni di Singapore – Marina Bay, Suntec City, Gardens by the Bay, Sentosa e Palawan Beach.

Quanto al resto? Poco altro degno di nota. Certo, grattacieli e infrastrutture d’avanguardia hanno lasciato a bocca aperta i miei studenti vietnamiti, che il lusso non l’avevan mai visto. Ma essendo Singapore una città-nazione relativamente giovane e nuova, di storico c’è poco – se non niente – che valga la pena vedere.

Qualche tempio, una moschea, alcuni palazzi del tardo ‘800. E basta così.

 

Non ha più nulla di Asiatico

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Come gran parte dei ragazzi italiani, sono cresciuto con pasta, gelato e racconti dei nonni. Il mio quarant’anni fa esplorava il mondo in nave, facendo spola tra Europa, Dubai e Singapore. E più volte m’ha detto che il mondo è cambiato, già allora si intuiva sarebbe successo, e che oggi di autentico è rimasto ben poco.

In effetti devo ammettere che, dopo questo viaggio a Singapore, mi sono accorto anche io che non ha più nulla a che spartire con gli altri paesi del Sud Est Asiatico.

Se si cammina a Phnom Penh, ad esempio, o nelle periferie della Malaysia, o ancora per le strade del Vietnam, è facile respirare atmosfere vibranti, “esotiche”, fomentate da pagode, cappelli di bambù, profumi di spezie, barriere linguistiche e stili di vita diversi.

Singapore, al contrario, è una città artificiale, estremamente occidentalizzata, un riuscitissimo copia-incolla di costruzioni e architetture già viste dovunque in Europa e negli Stati Uniti. Giocoforza, di asiatico sono rimasti giusto la posizione sul planisfero e il cognome degli abitanti (neppure tutti, a voler dirla tutta).

 

In conclusione? 

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Se dovessi descriver in poche parole Singapore, la definirei “bella e senz’anima”. Una metropoli ordinata, efficiente, pulita, ottima per chi desidera compiere il next step nella propria carriera lavorativa. Ma un posto che, a mio parere, difficilmente ti lascia un segno nel cuore.

 

Ecco perché, dopo il mio viaggio a Singapore, sono certo che non tornerò più in questa città. Anche se nella vita gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo 😛

 

 


 

 

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