LETTERA DA SIEM REAP

OVVERO: “ANGKOR WAT E I BAMBINI DELLA CAMBOGIA”

 

(02.05.18 – Siem Reap, Cambogia)

 

Caro te,

 

Siem Reap è pulita e alquanto vivace, ma non è questo il motivo che m’ha spinto qui adesso.

La vera ragione, che la capisci da solo se prendi una mappa, è che dieci kilometri fuor di provincia si trova Angkor, il più importante sito archeologico dell’intera Cambogia.

Tra il IX e il XV secolo, Angkor è stata capitale e centro di vita dell’Impero Khmer, al punto da esser considerata la città preindustriale più grande del mondo. Ad oggi, in una vastissima giungla di scimmie, elefanti, serpenti e zanzare, restano circa un centinaio di templi, ciascuno con la sua dose di crepe, sculture, altarini e “gopura”.

Ma no, non mi metterò certo a elencarne i dettagli: sbaglio o esiston le guide apposta per questo? Ti parlerò invece di ‘sti tre mascalzoni, conosciuti stamane nel villaggio a Ta Prohm.

È nato tutto con un caffè nella locanda del padre. Non appena m’han visto si son fatti avanti, hanno preso a scherzare, e tempo un minuto e abbiam stretto amicizia.

Gli ho fatto un po’ di domande, e nonostante l’età han risposto alla grande – storie di scuola, famiglia, di riciclo di plastica, di sveglie alle quattro per vendere flauti, di soldi nascosti alla pula per potersi permettere le lezioni d’inglese.

Finito il mio drink hanno insistito perché vedessi il giardino, accettassi un sacco pieno di manghi, e andassi con loro nel tempio che sorge davanti.

Così eccole, le mie splendide guide, in tutto trent’anni e gli occhi ancora pieni di sogni e speranze.

 

 

 

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