LETTERA DA SHANGHAI #3

OVVERO:  “LA MIA ULTIMA NOTTE A SHANGHAI”

 

 

(24.11.17 – Shanghai, Cina)

 

Caro te,

 

Non poteva che finire così, questa mia rapida fuga nell’est, con ciotole e zuppe e ‘ste bacchette che mi scappano dalle dita.

A cena con noi ci sono Cisco e Kit – il primo denti storti, vene sull’occhio, e una raffica di “giusto?” e “siamo d’accordo?” terminata ogni frase, il secondo non beve alcol ma il suo tè gli dà una tale parlantina che forse forse ha davvero capito tutto lui nella vita.

Mentre prendo il trancio di pollo, e lo faccio cadere, e poi lo riprendo e lo assaggio e “Cristo!” quasi m’incendio il palato da tanto è piccante, loro fanno domande, e rispondono alle nostre, in questo ping pong dove non vince chi sa più di altri ma chi parla di meno.

E allora Cisco, siccome la storia gli scorre nel sangue, accenna a dinastie, religioni, alla mano del partito che spesso si sente ma “almeno le strade restan pulite”. Kit, invece, interviene chiedendo se i preservativi in Italia sono illegali per colpa del Papa e dei bigotti cristiani.

Poi mi dicono cosa visitare nel resto della Cina, decidessi di tornare un domani, un elenco di monti e città in questa lingua tutta “sheshe”, “senshi” e nomi così – nomi che io mica capisco, ma che nascondono le rovine del vecchio grande popolo rosso con gli occhi piccoli piccoli.

Prima ancora d’aver digerito si paga il conto, si prendon le giacche, e ci si saluta come se nulla dovesse cambiare.

 

Allora penso “a mai più” mentre li guardando andare, e “a più tardi” rivolgendomi alla city un’ultima volta.

 

 


 

 

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Lettera da Shanghai #2
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