LETTERA DA UNA CUCINA

OVVERO: “UN TRISNONNO CHE MANGIA A DICEMBRE”

 

 

(03.12.17 – La Spezia, Italia)

 

Caro te,

 

È la prima domenica di Dicembre, e in tavola restan gli avanzi dell’ennesimo pranzo trascorso in famiglia – ci sono verdure, taleggio, un trancio di crudo, gusci di noce sparsi sul telo di fiandra.

Davanti a me, quella vecchia penna bianca del tuo trisnonno, con le sue orecchie che pendono, pelle ruvida come corteccia, e quasi un secolo intero da portare sopra la schiena – “ecco perché gli è venuta la gobba” direbbe qualcuno.

Ci guarda fisso, con ‘sti suoi occhi grigio acqua che ne han viste di ogni – la guerra, la lotta, la prima repubblica, e poi la tele e la mafia e persino una moglie tirare le cuoia.

La cosa incredibile è che, mentre io parlo ed impreco, lui osserva ascolta annuisce (credo sia mezzo sordo, ma vabbé). E tra un bicchiere e quell’altro spazzola tutto, antipasti e secondo e “a fanculo la dieta, mi faccio un dolcetto”.

Ogni volta che la nonna lo abbraccia è un “Gino che dici, arrivi ai cento e facciamo la festa?”.

Lui non risponde per scaramanzia, ma gli viene la faccia da bimbo quando pensa a quella candela.

 

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