LETTERA DA CAN THO

OVVERO: “VITE SOSPESE SUL MERCATO GALLEGGIANTE”

 

(17.02.18 – Can Tho, Vietnam)

 

Caro te,

 

Come ogni data di un calendario o della vita di un uomo, anche questo capodanno s’è fatto aspettare, è arrivato, e se n’è andato puntuale lasciando poche tracce del proprio passaggio – le sole eccezioni son piatti sporchi, bicchieri, preghiere tra i fumi e gl’incensi, qualche foto scema e sfocata.

E allora, come forse immagini già, ho ripreso lo zaino, salutato la casa di quella famiglia in cui tutti dormon vicino, e ho continuato la mia corsa verso il sud del paese – mentre infilavo il casco i bambini mi han detto “ci vediamo il prossimo anno?”, ed io per ‘sta volta ho preferito mentire.

Adesso mi trovo a Can Tho, sulla barca di un tale che non capisce l’inglese. Per rimediare si comunica a gesti: è più difficile, certo, ma credimi funziona lo stesso – “voglio vedere Cai Rang” gli ho spiegato indicando il mercato galleggiante più grande del delta, e lui mi ci ha portato sul filo dell’alba.

Dunque eccoci qui, nel delta del Mekong, tra chiatte e scialuppe sopra cui giovani e vecchi vendono zuppe, tisane, fiori, caffè. La loro è una vita di scambi, baratti, un dare e ricevere torbido come l’acqua di questo fiume, in cui già dalle quattro c’è chi lava gambe, capelli, catini e mutande, prima di stringere i remi e cercare guadagno.

Ovviamente anche io ho barattato qualcosa stamani – il mio sguardo furtivo dentro le loro vite con quello impassibile di chi mi fissa sognando la terraferma.

 

 

Lettera da Ben Tre
Lettera da Sa Dec