DAUGHTERS OF CAMBODIA

UN ANTIDOTO ALL’INDUSTRIA DELLA PROSTITUZIONE IN CAMBOGIA

 

 

Phnom Penh, Cambogia. Aprile 2018

 

 

 

Sono arrivato a Phnom Penh nel pieno dei preparativi per il nuovo anno Khmer.

In cerca di un bar lungo la riva del fiume, mi sono imbattuto in un’insegna curiosa, con font eleganti e colori delicati. Purtroppo non sono riuscito ad entrare – il cafè era chiuso per ferie – ma tornando in ostello ho trovato informazioni su internet e mi son messo in contatto.

E allora la storia che racconto oggi riguarda “Daughters of Cambodia”, impresa sociale nata e pensata come antidoto al fenomeno della prostituzione in zona Phnom Penh.

Una iniziativa importante che merita di essere scoperta, capita e apprezzata.

 

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Il contesto

In un paese devastato da anni di guerre, genocidi e condizioni di vita drammatiche (si pensi che, ad oggi, lo stipendio medio non supera i 180€ al mese), sono i magnati della droga e del sesso a farla da padroni.

La Cambogia, infatti, è una delle mete più gettonate per il cosiddetto “turismo sessuale”, al punto da attrarre ogni anno “orchi” provenienti da Cina, Korea, Thailandia, e talvolta anche Stati Uniti ed Europa. 20 dollari per una maggiorenne, 50 per una minorenne, 300 per vergini – femmine o maschi, in base alle preferenze – intorno ai dieci anni. Queste le cifre, come riportato da giornali e NGO di tutto il mondo.

Numeri e fatti che fanno gridare allo scandalo in un paese come il nostro, ma non in Cambogia. Pur di combatter la fame, la miseria e la disoccupazione, migliaia di famiglie ricorrono infatti alla pratica comune di vendere i propri figli a trafficanti e “papponi di strada”. Con buona pace del futuro dei piccoli.

Allo stesso modo, studentesse e ragazze delle zone rurali decidono di prostituirsi, con la speranza di aiutare economicamente genitori e parenti. Il risultato? Rimangono intrappolate all’interno di un meccanismo che, nella maggior parte dei casi, si conclude in stupri, violenze, contrazione di malattie quali l’HIV, gravidanze inattese ed emarginazione sociale.

Ad oggi si stima che gli schiavi dell’industria del sesso siano tra i 50 e i 100mila, con un abbondante 30% composto da bambini di neppure quindici anni.

 

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Come nasce “Daughters of Cambodia”

Ruth Elliott, psicologa inglese, arriva a Phnom Penh nel 2007 ed entra presto in contatto con alcune ragazze nei bordelli della città. Durante gli incontri nei quartieri a luci rosse del centro, scopre la vastità del problema, e che il sogno di una vita diversa è diffuso tra tante, ma le possibilità di realizzarlo di fatto un miraggio.

Ruth decide quindi di scendere in campo, e fonda “Daughters of Cambodia” (DOC). L’obiettivo è facilitare l’uscita delle sex workers dall’industria della prostituzione, offrendo loro supporto, programmi di training e opportunità di lavoro alternative.

 

Un business per il cambiamento

DOC inizia con una piccola sartoria, accessori ed arredi per casa prodotti da ragazze fuggite dai bordelli. Nel giro di sei mesi, sono già 25 le giovani a lavorare full-time (con regolare contratto) come sarte presso “Daughters”. A quel punto il business si espande, viene aperto l’online store e messi a catalogo anche il fashion e l’abbigliamento. In poco tempo il passaparola cresce, le iniziative aumentano, e così le sex workers che scelgono di parteciparvi.

 

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Salto in avanti. A distanza di undici anni da quella data, DOC è diventata ormai una realtà nota, stabile e ben strutturata all’interno della comunità di Phnom Penh. Oltre alla sartoria, Ruth ha dato vita a svariati altri progetti – stampa serigrafica, gioielleria artigianale, una boutique, due cafè, una spa, un hotel. Le ragazze che lavorano presso DOC vengono formate per nuove carriere lavorative, lontano dal mondo della prostituzione. I programmi di sostegno includono inoltre cure mediche, servizi di counseling, corsi di arteterapia e daycare gratuito per i figli.

 

L’impatto e il futuro

Dalla sua fondazione, “Daughters of Cambodia” ha aiutato oltre 700 ragazze, riabilitandole sul mercato del lavoro e consentendo loro di abbandonare, una volta per tutte, la realtà dei bordelli. A partire dal 2011 è nata una nuova iniziativa, “Sons of Cambodia”, che offre supporto ai ladyboys– transgenders – costantemente emarginati e sfruttati nella provincia.

 

Non saprei dire quanto tempo ci voglia per uccidere i “lupi” e calmare le acque. Certo è che DOC e la visione di Ruth sono il primo, vero barlume di speranza per bambini, uomini e donne che non chiedono altro se non vivere in pace e con dignità.

 


 

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